La medicina nucleare come primaria strategia diagnostica. 

Si è tenuto oggi a Philadelphia, all’interno del convegno internazionale della Society of Nuclear Medicine and Molecular Imaging (SNMMI), l’atteso intervento degli specialisti dello IOV-IRCCS dedicato agli sviluppi dei trattamenti del cancro della prostata attraverso radiofarmaci. I tre specialisti che sono intervenuti a Philadelphia sono: Laura Evangelista, Dirigente di medicina nucleare presso lo IOV-IRCCS e segretaria europea del Translational Molecular Imaging and Therapy Committee dell’Associazione Europea di Medicina Nucleare (EANM); Matteo Sepulcri, medico specialista in tumori urogenitali presso la radioterapia dello IOV, mentre Alessandra Zorz, è dirigente di fisica medica presso lo IOV dal gennaio 2016.

L’intervento – una triplice relazione interconnessa sia come approccio, che nei risultati e nelle conclusioni – era centrato sul “ruolo della Colina radiomarcata nei trattamenti di salvataggio del cancro della prostata”, laddove val la pena ricordare che la Colina è un radiofarmaco che si accumula nei tessuti neoplastici consentendo all’esame con PET CT (Positron Emission Tomography – Computed Tomography) di valutare la presenza di masse tumorali anche minuscole, di valutarne l’estensione e di studiarne l’evoluzione.

Nello studio presentato a Philadelphia sono stati descritti da Matteo Sepulcri i risultati di un’osservazione su 40 pazienti IOV già trattati, affrontando gli ambiti di utilizzo della PET/CT con Colina per la ristadiazione del paziente con cancro della prostata in ripresa biochimica, ponendo l’attenzione alla guida dei trattamenti di salvataggio, cioè quelli che vengono sviluppati dopo i principali interventi curativi, quali radioterapia e chirurgia. In particolare si è sottolineato il vantaggio diagnostico della PET/CT con Colina – che si afferma quindi come golden standard in pazienti con valore di PSA superiore a 1 – per la guida della pianificazione della radioterapia, in caso di ripresa linfonodale o a distanza, e dell’intervento di linfoadenectomia di salvataggio, in caso di ripresa solo linfonodale.

Ciò ha quindi confermato di poter contribuire ad assicurare ai pazienti con tumore oligometastatico un’alta aspettativa di vita: “La PET/CT con Colina è indubbiamente la tecnica più efficace per la valutazione della ripresa biochimica di malattia nei pazienti affetti da cancro della prostata”, ha sottolineato Laura Evangelista nella sua relazione, “Il suo inserimento nell’iter diagnostico del paziente con cancro della prostata consente la rilevazione precoce della ripresa di malattia, in particolare in sede linfonodale e a distanza (osso, fegato, polmone), con una elevata accuratezza diagnostica, offrendo così la possibilità agli oncologi della nostra Prostate unit di approntare il miglior percorso terapeutico per il paziente”.

Mai come in questi casi il contributo di un team che lavora in stretta collaborazione risulta efficace ai fini del corretto trattamento del paziente. “Per lo sviluppo del nostro lavoro l’approccio multidisciplinare al paziente è fondamentale e decisivo: la collaborazione tra dipartimenti è l’unica via per non disperdere le complesse conoscenza che riusciamo ad acquisire, ha sottolineato Alessandra Zorz. La conferma dell’importanza di un approccio concertato arriva anche da Laura Evangelista: “Nel nostro Istituto il rapporto stretto tra medicina nucleare, radioterapisti, fisici e oncologici ci permette un percorso di cura del paziente condiviso assolutamente quotidiano. Questo è reso possibile anche per l’esistenza di un ‘team-prostata’ di assoluta eccellenza, che è in grado di trasformare velocemente i dati da noi forniti in efficaci scelte terapeutiche. Nel concreto questo significa assicurare ai pazienti più anni di vita, più salute, più qualità dell’esistenza all’interno di una patologia – non dimentichiamolo – che è la prima neoplasia maschile per incidenza e per mortalità”.

L’intervento degli specialisti dello IOV sul tumore alla prostata si è inserito all’interno di una giornata che ha visto un’importante presenza italiana in seno all’evento SNMMI. Al convegno di Philadelphia, che si chiude domani, sono presenti circa 6mila specialisti da oltre 40nazioni, in rappresentanza di tutte quelle figure professionali della sanità che gravitano attorno all’imaging molecolare ed ai suoi sviluppi.