Le neoplasie neuroendocrine (NEN) originano dal sistema neuroendocrino diffuso. Quest’ultimo è costituito da cellule presenti praticamente in tutto l’organismo; nei diversi organi esse svolgono funzioni specifiche, come per esempio regolare il flusso dell’aria nei polmoni o la velocità del cibo nel tratto gastrointestinale o il rilascio dei succhi digestivi nell’intestino.

Una NEN può insorgere, quindi, in qualsiasi distretto del corpo; nei due terzi dei casi nasce nel tratto gastro-entero-pancreatico (GEP).

Le NEN sono tumori rari: rappresentano meno dello 0,5 per cento di tutti i tumori maligni. In Italia si registrano ogni anno circa 4-5 nuovi casi ogni 100 mila abitanti, più frequentemente tra gli adulti e gli anziani. Le neoplasie neuroendocrine si caratterizzano, inoltre, per il fatto di essere molto numerose come tipologia e assai diverse tra loro sul piano clinico e biologico.

Per questi motivi tali patologie dovrebbero essere seguite in centri specializzati in grado di offrire al paziente maggiori opportunità terapeutiche. La gestione delle NEN, infatti, richiede la competenza di diverse figure specialistiche (patologo, oncologo medico, chirurgo, medico nucleare, endocrinologo, gastroenterologo, radiologo interventista, nutrizionista, radioterapista) ed è cruciale che – come avviene allo IOV – tali figure cooperino nell’ambito di un gruppo multidisciplinare che stabilisca una strategia terapeutica globale adatta al singolo paziente.

Prevenzione

La stragrande maggioranza delle NEN è di tipo sporadico e non esiste, per esse, una prevenzione specifica.

Circa il 5-10 per cento delle NEN del tratto gastro-entero-pancreatico (GEP) hanno, invece, una causa ereditaria. Possono insorgere nell’ambito di sindromi quali MEN 1, MEN 2, malattia di von Hippel-Lindau (VHL), neurofibromatosi di tipo 1 (malattia di von Recklinghausen, NF1) e sclerosi tuberosa.

Tali sindromi possono essere sospettate sulla base della familiarità, dell’età di insorgenza della NEN e/o di caratteristiche cliniche particolari. Su questo aspetto il clinico collabora con il genetista e con l’esperto di prevenzione per il giusto inquadramento ed eventuale discussione di test genetici.

Sintomi

Spesso i tumori neuroendocrini restano per lungo tempo asintomatici e questo può causare ritardi nella diagnosi. In altri casi, invece, i sintomi sono aspecifici, correlati anche ad altre patologie non oncologiche.
In linea generale, i sintomi dipendono dall’organo coinvolto e dal tipo di sostanze che il tumore a volte produce (per esempio serotonina, insulina, adrenalina e istamina).

Tra i sintomi comuni si riscontrano diarrea, perdita di appetito, aumento o diminuzione del peso, cambiamento delle abitudini intestinali e urinarie, un cambiamento del colore e dell’aspetto della pelle associato a rossore (flushing), ipertensione, febbre, mal di testa, sudorazione, vomito, aumento delle pulsazioni, ma anche iper- o ipo-glicemia.

In particolare, può essere presente la cosiddetta “sindrome da carcinoide” causata dalla produzione eccessiva di ormoni e caratterizzata da diversi sintomi tra i quali i più comuni sono: diarrea continua, arrossamenti della pelle, aumento della frequenza cardiaca e difficoltà respiratorie.

Diagnosi

La diagnosi di queste neoplasie è spesso complessa. Per i pazienti con sospetta diagnosi di NEN la visita medica specialistica rappresenta sempre il primo e fondamentale passo per la definizione dei sintomi e della storia familiare. La certezza della diagnosi si ha con l’esame istologico eseguito dall’anatomo-patologo che definisce, inoltre, alcune importanti caratteristiche alla base della scelta terapeutica.

Una volta stabilita la diagnosi anatomo-patologica, ai fini della stadiazione occorre eseguire un esame morfologico (tomografia assiale computerizzata o risonanza magnetica nucleare) e uno funzionale (con indagini di medicina nucleare – PET o octreoscan) al fine di localizzare il tumore primitivo, definire l’estensione della malattia e caratterizzare la neoplasia dal punto di vista metabolico/funzionale.
A seconda del distretto possono essere utili altri esami endoscopici (gastroscopia, colonscopia, etc.) o radiologici. Anche l’esame del sangue, con i test funzionali, e delle urine può fornire informazioni importanti per la diagnosi ed il monitoraggio della malattia.

Cura

Tra le diverse opzioni terapeutiche, la chirurgia è la terapia di scelta: se il tumore può essere rimosso interamente, l’intervento permette in molti casi di curarlo definitivamente. In tali neoplasie è inoltre possibile rimuovere eventuali metastasi o diminuire la massa tumorale a scopo palliativo, cioè con l’intento di ridurre i sintomi anche nelle fasi più avanzate della malattia.

Grazie alla ricerca le terapie mediche disponibili sono aumentate negli anni e sono oggi numerose.

  • La chemioterapia è proposta principalmente nelle NEN aggressive (carcinomi neuroendocrini), non radicalmente asportabili chirurgicamente o metastatiche. In tale forme si possono utilizzare diversi farmaci come i derivati del platino, etoposide, temozolamide, fluoropirimidine;
  • Gli analoghi della somatostatina rappresentano la terapia elettiva della “sindrome da carcinoide” ma vengono utilizzate anche nel trattamento delle NEN metastatiche o non asportabili chirurgicamente, ben differenziate, che non producono ormoni ma che esprimono i recettori per la somatostatina;
  • Per le NEN del pancreas sono disponibili farmaci a bersaglio molecolare (sunitinib ed everolimus); everolimus è divenuto accessibile anche per le NEN dell’intestino;
  • Una terapia innovativa e molto promettente è quella radio-recettoriale. Si applica alle NEN non asportabili chirurgicamente o a quelle metastatiche che esprimono i recettori della somatostatina (evidenziati attraverso le indagini di medicina nucleare).
  • I trattamenti di radiologia interventistica, in parte ancora in fase sperimentale, si distinguono in approcci ablativi per via percutanea, come la termoablazione con radiofrequenza, e vascolari, come la chemio/embolizzazione e la radioembolizzazione, effettuate con l’infusione intrarteriosa di microsfere precaricate con farmaci chemioterapici o Yttrio-90.
  • protocolli di ricerca clinica: una delle attività dell’Istituto Oncologico Veneto consiste nel disegno e nello sviluppo di protocolli di ricerca clinica. Si tratta dell’utilizzo controllato di nuovi farmaci o strategie terapeutiche non ancora approvate ufficialmente. Tali protocolli possono prevedere l’utilizzo di nuove molecole di diversa origine, come chemioterapici o farmaci biologici, la cui azione è mirata al meccanismo di proliferazione cellulare tipico di un preciso tipo di neoplasia (farmaci “intelligenti”). Per avere maggiori informazioni e capire quali protocolli possono essere adatti al proprio caso, è opportuno che il paziente si rivolga al proprio medico di fiducia.