I tumori della prostata costituiscono il 20 per cento circa di tutte le nuove diagnosi di tumore nei maschi, con un numero atteso ogni anno in Italia di circa 36 mila casi, prevalentemente in età superiore ai 60 anni.
Fattori ereditari e la razza nera possono predisporre allo sviluppo di questa neoplasia, oltre al sovrappeso e a un’eccessiva assunzione di grassi animali.

Prevenzione

Non esistono consigli specifici per ridurre lo sviluppo del tumore alla prostata, salvo la raccomandazione generale di adottare uno stile di vita sano, controllare il peso corporeo, limitare assunzione di grassi animali a favore di frutta e verdura fresche e non assumere steroidi a scopo anabolizzante.

L’utilizzo del PSA come metodo di screening di massa sulla popolazione generale rimane molto controverso in quanto non esiste un valore soglia affidabile per discriminare con sicurezza gli uomini ammalati; inoltre, poiché una buona parte dei casi evolve in modo molto lento, è stato calcolato che sarebbe necessario trattare circa 30 pazienti per prevenire una singola morte per tumore della prostata. Quindi la decisione se eseguire o meno il test del PSA in uomini senza disturbi urinari deve essere presa solo dopo un’accurata discussione, con il medico di medicina generale o con lo specialista urologo, sui possibili rischi legati a tale scelta, rappresentati dall’esecuzione di biopsie inutili o di interventi chirurgici per forme poco aggressive che possono anche, semplicemente, essere tenute sotto osservazione.

Sintomi

La maggior parte delle neoplasie prostatiche viene diagnosticata, senza che vi siano particolari sintomi, a seguito del riscontro di valori anomali di PSA nel sangue.
Altre volte sono presenti disturbi minzionali con difficoltà a urinare (sintomo causato più frequentemente dall’ingrossamento benigno della ghiandola prostatica o ipertrofia prostatica) oppure dolori ossei o anemia legati alla diffusione a distanza della neoplasia.

Diagnosi

Nel sospetto di un tumore della prostata è indicata una visita dallo specialista urologo che, oltre a eseguire un’esplorazione digitale della prostata attraverso il retto, richiede il test del PSA più eventuali altri esami del sangue e delle urine ed esami radiologici quali ecografia o tomografia assiale computerizzata (TAC) o risonanza magnetica nucleare (RMN) dell’addome con mezzo di contrasto. È, però, sempre necessaria la diagnosi istologica tramite l’esecuzione delle biopsie della prostata. Il punteggio di Gleason (che va da 6 a 10) è un fondamentale parametro di valutazione dell’aggressività della malattia.

Cura

La terapia del tumore della prostata in fase localizzata varia a seconda dell’estensione e dell’aggressività del tumore, ed è fortemente condizionata anche dalle condizioni generali e dalle malattie concomitanti presenti nel paziente. Le principali alternative sono:

  • sorveglianza attiva, che consiste nel monitorare periodicamente l’evoluzione del tumore (se a basso rischio) senza effettuare nessuna terapia specifica fino a quando esso non si ingrandisca o crei disturbi al paziente;
  • asportazione completa della prostata o prostatectomia;
  • radioterapia esterna o brachiterapia;
  • trattamento ormonale;
  • trattamenti combinati rappresentati da combinazione di radioterapia e ormonoterapia oppure chirurgia seguita da radioterapia.

Quando invece la malattia tumorale coinvolge altri organi, come le ossa o i linfonodi o, più raramente, fegato e polmoni, il trattamento principale è la terapia ormonale con o senza aggiunta di chemioterapia (docetaxel). Si possono poi utilizzare altri farmaci di tipo ormonale (abiraterone ed enzalutamide) oppure chemioterapia (docetaxel, cabazitaxel) o farmaci che emettono radiazioni all’interno delle ossa malate (alfaradin-Radio 223), secondo una sequenza che varia da paziente a paziente in base alla storia clinica, aggressività del tumore, risposta alle terapie precedenti, effetti collaterali manifestati, scelta del paziente, etc.
Scopo di queste terapie è controllare i sintomi correlati alla presenza del tumore, migliorare la qualità della vita e prolungare la sopravvivenza.

Al fine di prevenire le fratture ossee e i crolli vertebrali, nei pazienti con metastasi ossee è fondamentale l’utilizzo di terapie che rinforzano la matrice ossea (biosfosfonati o denosumab) associate a vitamina D, oltre che ricorrere a consulenze con il radioterapista e l’ortopedico per il trattamento dei siti in cui l’osso è maggiormente indebolito.

Per la migliore gestione del paziente con tumore della prostata, lo IOV utilizza un approccio multidisciplinare al fine di coordinare al meglio le attività dei diversi specialisti e garantire al paziente l’accesso a tutte le opzioni di trattamento.

Approfondimenti