Ne parla Vanna Chiarion Sileni, tra i principali coordinatori internazionali dei trial

Nell’ultima giornata di lavori del congresso annuale della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) sono stati comunicati dalla presidenza quali sono stati gli studi di maggior impatto scientifico e clinico presentati durante il simposio europeo tenuto a Madrid. Due di questi si sono concentrati sui melanomi: si tratta del COMBI-AD (Adjuvant Dabrafenib Plus Trametinib for stage III BRAF V600E/K–Mutant Melanoma – COMBI-AD) e del CheckMate 238 (Adjuvant Nivolumab versus Ipilimumab in Resected Stage III or IV Melanoma), trials che hanno l’Istituto Oncologico Veneto tra i partner primari, studi condotti con il coordinamento di Vanna Chiarion Sileni, direttore di oncologia del melanoma e dell’esofago, IOV-IRCCS.

Gli studi indicati sono stati presentati all’ESMO nella sessione presidenziale (in questa sessione vengono presentati solo gli studi in grado di modificare la modalità di trattamento e la prognosi dei pazienti) e Vanna Chiaron Sileni così li illustra: “Si tratta di studi di terapia adiuvante di fase III, randomizzati in cieco, in pazienti con melanoma con coinvolgimento linfonodale, radicalmente operati. Motivo di orgoglio per la ricerca italiana è che in questi studi c’è stata una rilevante presenza dei ricercatori e dei pazienti del nostro paese a prova della vitalità ed efficacia della nostra ricerca. Come Unità di Oncologia del Melanoma dello IOV siamo poi particolarmente orgogliosi di aver potuto offrire ai pazienti la possibilità di partecipare a questi trials, di cui siamo tra gli autori principali”.

Nello specifico lo studio Combi-AD che ha “arruolato” 870 pazienti in 26 paesi nel biennio 2013-2014, ha confrontato col placebo un anno di terapia con la combinazione di dabrafenib e trametinib nei pazienti con mutazione di BRAF v600; mutazione genetica estremamente rilevante se si pensa che ogni anno in tutto il mondo vengono diagnosticati circa 200.000 nuovi casi di melanoma, circa la metà dei quali con mutazioni BRAF. Lo studio CheckMate238 è invece uno studio di immunoterapia che ha coinvolto 906 pazienti in tutto il mondo ed ha confrontato un anno di terapia con ipilimumab ad un anno di terapia con nivolumab nei pazienti indipendentemente dalla presenza o meno della mutazione di BRAF.  Prosegue Chiarion-Sileni: “In quest’ultimo studio si confrontava un farmaco di già provata efficacia sia in fase metastatica che adiuvante, l’ipilimumab, con il nivolumab che nella malattia metastatica si è dimostrato meglio tollerato e ancora più efficace”.

Forti di risultati in overall survival decisamente positivi (lo studio CheckMate238 è stato interrotto prima della conclusione naturale per l’evidente beneficio apportato) tendenzialmente i due studi hanno la portata di sperimentazioni in grado di modificare la pratica clinica. Entrambi i trials sono appena stati pubblicati sul prestigioso New England Medical Journal. Il melanoma si conferma così, soprattutto nell’ambito dell’immuno-oncologia, uno delle aree patologiche più avanzate e dinamiche della battaglia alle neoplasie.