Cresce la rete di partnership strategiche dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV). È di questi giorni la firma di un accordo di collaborazione con il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano per uno studio di comparazione del test CellFinder con il test CellSearch dello IOV, con possibili importanti risvolti nella diagnosi dei tumori.

L’Istituto Oncologico Veneto è leader nazionale nell’utilizzo del test diagnostico CellSearch per lo studio della presenza di cellule tumorali nel sangue periferico. Grazie all’esperienza decennale maturata in questo particolare ambito, lo IOV è stato ricercato come partner scientifico da varie Università (oltre a quelle di Padova e Udine, si è aggiunta di recente quella di Torino, con un progetto sull’epatocarcinoma), dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (per un progetto di ambito veterinario) e da altri IRCCS, quali l’Istituto Tumori dell’Emilia Romagna e quello della Basilicata, con i quali è attiva da tempo una stretta sinergia nello studio dei tumori polmonari.

Ultimo accordo di collaborazione in ordine di tempo è quello siglato nei giorni scorsi con il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano per lo studio di comparazione dei test CellSearch e CellFinder. La sfida è quella di valutare, in un primo gruppo di pazienti, un nuovo test – il CellFinder – che l’equipe del prof. Alfonso Colombatti sta mettendo a punto al CRO e che svela la presenza di cellule tumorali grazie ai loro cambiamenti metabolici.

A Padova gli stessi pazienti verranno valutati con il test CellSearch dello IOV, che oggi rappresenta lo standard di riferimento. Se il lavoro congiunto dei due gruppi sarà coronato da successo, potrebbero venire svelate informazioni finora ignote sulle cellule tumorali circolanti, che potrebbero rivelarsi preziose per il trattamento di questi pazienti.

«Lo studio congiunto IOV-CRO si inserisce in un filone d’indagine di grande attualità» spiega la dott.ssa Rita Zamarchi, ricercatrice della U.O.C. Immunologia e Diagnostica Molecolare Oncologica dello IOV e responsabile del CTC-lab, il laboratorio per lo studio delle cellule tumorali circolanti che lo IOV ha allestito alla Torre della Ricerca della Fondazione Città della Speranza. «Quasi quotidianamente, infatti, veniamo raggiunti dal lancio di una nuova tecnologia diagnostica per il cancro, sempre più veloce, sempre più precisa, sempre meno invasiva, e di nuovi farmaci “intelligenti”, sempre più specifici e sempre meglio tollerati. Questo perché le moderne tecnologie stanno offrendo agli oncologi l’opportunità senza precedenti di progettare la cura del cancro secondo un modello centrato sulla biologia della malattia del singolo paziente, combinando sofisticate tecnologie di diagnostica molecolare dei tessuti e del sangue periferico e trattamenti innovativi».

Anche in questi giorni è rimbalzata sulla stampa nazionale la notizia di un nuovo test capace di diagnosticare la presenza di un tumore dall’analisi del DNA tumorale circolante nei fluidi corporei, ossia sangue e saliva. Il prototipo, frutto del lavoro del team di David Wong al Center for Oral/Head and Neck Oncology Research della Ucla University di Los Angeles, California promette di avvicinare di un altro passo la “biopsia liquida” al letto del malato.

Lo IOV è coinvolto da tempo in questo ambito di ricerca. Dieci anni fa, l’acquisizione della piattaforma CellSearch, unica nel Nord-Est del Paese, ha dato il via ad un gruppo di lavoro che si occupa di studiare la presenza di cellule tumorali nel sangue periferico. Il CTC-lab dello IOV è entrato in importanti consorzi internazionali, finanziati dalla Comunità Europea. Il più importante di questi è il CANCER-ID, partito un anno fa e con un piano di lavoro fino al 2019, che riunisce 33 partner accademici e dell’industria, il cui compito principale è proprio quello di confrontare le diverse metodologie disponibili per la cosiddetta “biopsia liquida” (sia DNA che cellule tumorali) al fine di arrivare ad una definizione condivisa dei test di riferimento, che ancora non c’è.

«In questo scenario – sottolinea Zamarchi – “tenere il passo” comporta un notevole impegno su molti fronti: il primo e più importante è quello di coinvolgere i pazienti in un percorso educativo e informativo per migliorare la comprensione della loro malattia e dei trattamenti disponibili. Troppo spesso, infatti, queste notizie suscitano entusiasmi e speranze, che non tengono però conto dei tempi richiesti da una sperimentazione rigorosa, senza la quale non è possibile arrivare al letto del malato in sicurezza. Per esempio, Wong pensa che serviranno un paio d’anni perché il suo test sia approvato dalla Food and Drug Administration negli Stati Uniti, e quattro perché il test sia disponibile nel Regno Unito».

L’altro fronte caldo è quello economico: anche essendo virtuosi nella scelta della tecnologia da acquisire, l’investimento richiesto è notevole e quasi sempre superiore al finanziamento che un singolo gruppo di ricerca può vincere partecipando a un bando di finanziamento della ricerca pubblico o privato, nazionale o internazionale.

Per questo, proprio sul tema della “biopsia liquida”, accanto ad una ormai consolidata rete di contatti internazionali, lo IOV continua a creare partnership strategiche di collaborazione tecnico-scientifica con altri enti di ricerca italiani, con l’obiettivo di condurre progetti comuni che prevedano l’uso della tecnologia CellSearch, disponibile allo IOV.