L’attività di ricerca dell’Istituto Oncologico Veneto è stata organizzata, in coerenza con le linee di ricerca ufficiali, secondo un continuum che dall’oncologia molecolare porta all’oncologia clinica. In questi ultimi anni è stato profuso un consistente sforzo organizzativo ed economico che ha coinvolto tutti gli operatori dello IOV per ottemperare appieno alla missione dell’Istituto in materia di oncologia traslazionale.

Eravamo e siamo convinti, infatti, che solo sostenendo una stretta sinergia tra ricerca biomedica e ricerca clinica sia possibile accorciare la distanza tra il bancone di laboratorio e il letto del paziente, traendo da ciò un grande valore aggiunto: non solo per gli operatori, che si trovano a lavorare sempre di più in un contesto multidisciplinare che va dal biologo molecolare al case manager, ma soprattutto per gli individui affetti da cancro, ai quali viene offerta un’assistenza di qualità, carica di efficienza ma anche di innovazione, che è la nostra ragion d’essere in quanto IRCCS.

Anche se non è facile, e forse nemmeno necessario, trovare il punto di passaggio tra oncologia molecolare e oncologia clinica, possiamo in questo modo descrivere schematicamente gli aspetti di eccellenza nella ricerca condotta allo IOV nel triennio 2014-2016, connotandoli di risultati obiettivabili. Tra questi, le pubblicazioni scientifiche e altri outcome come i brevetti o i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA). Questi ultimi sono prodotti dalla Rete Oncologica Veneta ma coordinati dallo IOV, quindi approvati con delibera regionale, dando così compiutezza a una razionalizzazione dell’impiego delle risorse figlia della ricerca e delle conoscenze tecniche più che dei vincoli di budget.

Oncologia sperimentale

Studio delle caratteristiche fenotipiche, genotipiche e metaboliche delle cellule staminali tumorali nel carcinoma epiteliale dell’ovaio e nel carcinoma polmonare

In particolare viene dedicata attenzione:

  • al profilo metabolico di tali cellule, che si è già rivelato diverso da quello della massa neoplastica;
  • alle loro caratteristiche genotipiche rispetto alla controparte non staminale;
  • al rapporto instaurato con le cellule del microambiente tumorale, in particolare la componente linfocitaria, macrofagica e fibroblastica.

Studio delle alterazioni metaboliche causate dall’inibizione del VEGF, uno dei principali bersagli della terapia anti-angiogenica, in modelli tumorali sperimentali

Abbiamo dimostrato che tali terapie causano un marcato abbassamento dei livelli di glucosio nei tumori e l’attivazione di una via del segnale chiamata LKB1/AMPK. Abbiamo inoltre stabilito che il protrarsi dell’inibizione dell’angiogenesi innesca un fenomeno di evoluzione metabolica del tumore, che porta a selezione di popolazioni tumorali con tratti metabolici diversi da quelli del tumore iniziale, come ad esempio un’aumentata attività glicolitica. La ricerca è attualmente orientata ad investigare la possibilità di contrastare più efficacemente la crescita tumorale mediante la combinazione di inibitori dell’angiogenesi e di farmaci diretti contro le vie metaboliche alterate nel corso del trattamento. Un secondo obiettivo è rappresentato dalla verifica del possibile valore predittivo di alcuni dei marcatori metabolici evidenziati dalle nostre ricerche nei modelli animali, quali LKB1/AMPK e MCT1/MCT4.

Potenziale replicativo cellulare dettato dalla interazione telomero/telomerasi

Mentre l’accorciamento del telomero, posto all’estremità dei cromosomi, attiva il programma di morte cellulare, la telomerasi che è in grado di sintetizzare le sequenze telomeriche previene la senescenza e morte cellulare. Poiché il telomero protegge le estremità dei cromosomi, un suo inappropriato accorciamento può generare instabilità genetica, evento cruciale nella oncogenesi. Di contro, l’attivazione inappropriata della componente catalitica della telomerasi (TERT), normalmente silente nelle cellule somatiche, è fondamentale per la formazione/accrescimento della massa neoplastica. I nostri studi sono focalizzati nello studio di:

  • TERT e telomero come marcatori prognostici nei tumori solidi:
  • TERT circolante come marcatore di risposta alla terapia, in particolare alla terapia neoadiuvante;
  • telomero come marcatore di immunosenescenza e fattore di rischio per l’insorgenza di tumore nella popolazione a rischio;
  • ruolo di TERT nella genesi di tumori associati ad infezioni virali, in particolare ai tumori correlati al virus di Epstein Barr. In particolare, lo studio in questo campo ha permesso di definire i meccanismi con cui TERT promuove la espressione delle proteine oncogene virali e ha evidenziato che TERT può svolgere funzioni extra-telomeriche. Questo la rende un target di interesse per la terapia antineoplastica.

Strategie multidimensionali per il trattamento delle leucemie linfoblastiche acute pediatriche refrattarie, come la leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL)

I risultati di studi recentemente effettuati nel nostro laboratorio suggeriscono la possibilità di superare la resistenza di cellule leucemiche a trattamenti antineoplastici attraverso l’aumento dei livelli di specie reattive dell’ossigeno nei mitocondri: l’aumento di ROS mitocondriali induce la morte di cellule T-ALL refrattarie alle terapie convenzionali ma non uccide linfociti normali. Gli studi in corso sono mirati a verificare se la manipolazione dell’omeostasi dei ROS mitocondriali rappresenti un’efficace strategia terapeutica per i pazienti refrattari alla chemioterapia convenzionale.

Studio del ruolo del microambiente nella patogenesi di linfomi virus-correlati

È noto che l’interazione di cellule pre-maligne o cellule tumorali con la componente stromale può creare un microambiente permissivo alla progressione oncogena. Utilizzando come modello il linfoma primitivo delle cavità sierose (PEL) indotto dal virus oncogeno HHV8, abbiamo messo in evidenza che l’interazione tra cellule linfomatose e cellule mesoteliali, che rivestono le cavità sierose, gioca un ruolo cruciale nella patogenesi del PEL, e che il microambiente può rappresentare un target terapeutico per il controllo della progressione di questo linfoma.

Studio di biomarcatori correlati alla transizione epitelio-mesenchimale (EMT) in neoplasie ad alto grado di aggressività

La transizione epitelio-mesenchimale (EMT) di tipo III rappresenta un processo biologico attivo durante le fasi di progressione tumorale e conferisce alle cellule neoplastiche un fenotipo a maggior invasività. È stato inoltre dimostrato che il processo di EMT può generare cellule con caratteristiche di staminalità. Il meccanismo inverso è invece coinvolto negli stadi più tardivi del processo metastatico. Stiamo studiando il profilo di marcatori EMT/MET-correlati (fattori trascrizionali, proteine del citoscheletro e miRNA) in campioni di tessuto neoplastico di mesoteliomi pleurici maligni, sarcomi dei tessuti molli ad alto grado orfani di marcatori molecolari specifici e in campioni di carcinosi peritoneali per derivare set innovativi di biomarcatori con rilevanza prognostica e di possibile ausilio alla diagnostica.

Meccanismi patogenetici in Oncoematologia

Studio del ruolo di alcune vie di segnalazione di Hedgehog e di NOTCH1 nella progressione della T-ALL, con particolare riguardo ai fenomeni di resistenza alla terapia e delle alterazioni metaboliche. In aggiunta, utilizzo di nuove tecniche di next generation sequencing per valutare la clonalità che tutt’oggi viene valutata con la tecnica di elettroforesi capillare. Infine, data l’estrema variabilità molecolare all’interno dei linfomi non-Hodgkin tipo linfomi diffusi a grandi cellule B (DLBCL), che si traduce in una grande variabilità individuale nella risposta alla terapia e nella prognosi, stiamo studiando l’utilità della quantificazione di biomarcatori proteici tramite “custom protein arrays” come marcatori prognostici e predittivi di risposta alla terapia nei DLBCL.

Lavori pubblicati più significativi 

Immunologia del cancro

Immunoterapia dei tumori: nuove strategie di terapia cellulare adottiva e identificazione di biomarcatori di risposta

L’immunoterapia dei tumori rappresenta uno dei settori più promettenti in oncologia, in particolare grazie alla recente introduzione degli inibitori dei checkpoint immunologici (ICI) e di terapie cellulari con linfociti espansi in vitro e/o geneticamente modificati, in grado di colpire selettivamente ed eliminare i tumori. In questo ambito, il nostro laboratorio è attivo da anni nello sviluppo di popolazioni effettrici rappresentate da cellule T trasdotte con TCR transgenici (melanoma) o recettori chimerici per l’antigene (CAR; prostata), cellule citotossiche dirette contro virus oncogeni (EBV) e cellule killer indotte da citochine (CIK; tumori di differente istotipo). Inoltre, poiché l’introduzione degli ICI nella pratica oncologica impone l’identificazione di biomarcatori predittivi di risposta in grado di guidare la selezione dei pazienti, il laboratorio si sta focalizzando su approcci di “digital and quantitive pathology” finalizzati alla immunoprofilazione di campioni neoplastici FFPE per la determinazione quali/quantitativa dei vari subset linfocitari infiltranti il tumore, delle popolazioni macrofagiche e infiammatorie presenti e del loro stato di attivazione/funzionalità, e dell’espressione a livello sia della componente neoplastica che linfocitaria infiltrante delle molecole critiche bersaglio degli ICI (CTLA-4, PD-1, PD-L1), nell’ottica di identificare un immunoscore predittivo di risposta e/o tossicità.

Caratterizzazione fenotipica e funzionale delle cellule soppressorie di derivazione mieloide (MDSCs) in pazienti affetti da tumore

Lo sviluppo tumorale è caratterizzato dalla complessa comunicazione tra tumore e sistema immunitario. Il microambiente tumorale è caratterizzato dalla presenza di diverse cellule mieloidi regolatorie, tra cui le cellule soppressorie di derivazione mieloide (MDSCs), una popolazione eterogenea di cellule mieloidi capaci di sopprimere la risposta immunitaria. Recentemente è stato dimostrato che le MDSCs possono avere un ruolo nella progressione della malattia tumorale e nella risposta di pazienti a diversi trattamenti farmacologici. L’obiettivo di questa linea di ricerca è la definizione di marcatori e bersagli molecolari per identificare le MDSCs ed inibirne l’attività soppressoria attraverso:

  • caratterizzazione fenotipica delle diverse sottopopolazioni di MDSCs espanse in pazienti con tumori solidi sia a livello periferico che intratumorale;
  • studio di geni e microRNA che regolano la generazione e la funzione delle MDSCs allo scopo di identificare nuovi marcatori e meccanismi molecolari che possano essere target terapeutici;
  • analisi dei farmaci che interferiscono selettivamente con le MDSCs e studio del loro meccanismo d’azione.

Studio del ruolo delle cellule mieloidi nel microambiente ambiente tumorale e negli approcci immunoterapeutici

Nel microambiente tumorale, l’espansione di cellule mieloidi ad azione immunosoppressiva (MDSC) e macrofagi (TAM) può limitare l’efficacia di cellule T specifiche contro il tumore. Pertanto, un approccio razionale per aumentare l’efficacia dei trattamenti immunoterapeutici contro il cancro è rappresentato da strategie volte a eliminare o ripolarizzare le cellule mieloidi soppressive all’intero del tumore. Gli obiettivi dei nostri studi sono:

  • valutare le popolazioni cellulari mieloidi e linfocitarie infiltranti il microambiente tumorale in diversi modelli murini e nei pazienti;
  • studiare i meccanismi immunosoppressivi coinvolti, in particolare legati all’attività di enzimi quali arginasi ed ossido nitrico sintetasi;
  • individuare farmaci o sistemi molecolari in grado di bloccare l’attività di tali cellule immunosoppressive agendo direttamente sui meccanismi funzionali per combinarli con varie strategie immunoterapeutiche.

Studio del ruolo prometastatico dei macrofagi

Numerosi studi recenti dimostrano il ruolo prometastatico delle cellule mieloidi ed in particolare dei macrofagi infiltranti il tumore (TAM). Tuttavia il meccanismo molecolare attraverso cui queste cellule agiscono non sono completamente noti. l nostri obiettivi sono:

  • studiare l’espressione e il meccanismo di azione attraverso il quale alcune proteine espresse dai TAM favoriscono la formazione di metastasi;
  • individuare strategie per bloccare questi meccanismi;
  • valutare l’espressione di alcune di queste proteine come fattori prognostici nei pazienti.

Lavori pubblicati più significativi 

Genetica e genomica del cancro

Studio biologico, funzionale e molecolare del compartimento circolante dei tumori solidi

Lo studio delle cellule tumorali riversate nel torrente circolatorio dai tumori solidi ha indubbiamente aperto una finestra sull’evoluzione della malattia neoplastica, passando dalla quantificazione del carico tumorale nel sangue periferico come marcatore prognostico e predittivo di efficacia del trattamento, allo studio della eterogeneità tumorale e dell’insorgenza della resistenza ai farmaci, sia a livello cellulare che di DNA libero. L’attività del laboratorio CTC è focalizzata:

  • sullo sviluppo di saggi integrati del test standard, per la quantificazione di “druggable” CTC (EML4-ALK, IGF1R, RANK, gH2AX);
  • sulla determinazione dei cut-off ancora ignoti per patologia (tumore renale, Melanoma, NSCLC);
  • sullo sviluppo di procedure per l’analisi molecolare single-cell;
  • sulla complementarietà delle CTC e del cfDNA (Melanoma, NSCLC);
  • sullo studio di modelli veterinari.

Il laboratorio ha partecipato a progetti europei di 7PQ (CTCtrap) e IMI (CANCER_ID) ed a consorzi europei impegnati nella validazione dei valori di cut-off delle CTC per patologia (EPAC, metanalisi CTC nel tumore mammario; gruppo europeo per la metanalisi nel NSCLC).

Applicazione della biopsia liquida e delle tecniche NGS nel carcinoma polmonare

Le tecniche di sequenziamento di nuova generazione (NGS) e la possibilità di utilizzare metodiche molecolari ad elevata sensibilità quali la digital droplet PCR (ddPCR) per dimostrare l’esistenza di mutazioni tumorali a livello del DNA estratto da un campione di plasma, aprono nuove prospettive sia per la ricerca che per la diagnostica molecolare oncologica. Uno degli ambiti in cui a livello internazionale tali metodiche hanno già dimostrato la loro potenzialità è quello delle neoplasie polmonari. Abbiamo già messo a punto un pannello di 30 geni tra i più rilevanti (driver/actionable) nei tumori polmonari, ed una strategia di analisi bioinformatica adeguata. Le tecniche di NGS sono state infine implementate in numerosi progetti di ricerca, volti a caratterizzare il profilo genetico di neoplasie polmonari rare o a studiare quello di sottogruppi di adenocarcinoma polmonari, in collaborazione con altri gruppi di ricerca esterni allo IOV e nell’ambito del gruppo nazionale di Alleanza Contro il Cancro (ACC).

Applicazione delle tecniche di NGS per l’analisi dei geni BRCA 1 e 2 nel carcinoma ovarico

L’approvazione della somministrazione di Olaparib, inibitore di PARP (poli [adenosina difosfato-ribosio] polimerasi), per il trattamento di “mantenimento” di pazienti con recidiva di carcinoma ovarico epiteliale (EOC) platino sensibile e mutazione patogenetica dei geni BRCA1 e BRCA2 ha determinato un crescente interesse per l’individuazione di mutazioni somatiche a carico di questi geni. Si stima che circa il 6% degli EOC sierosi di alto grado presentino mutazioni somatiche dei geni BRCA1 e 2. Il nostro laboratorio ha recentemente messo a punto questo tipo di analisi NGS su tessuto fissato in formalina e incluso per:

  • caratterizzazione delle mutazioni somatiche e loro interpretazione;
  • fattori genetici, anamnestici e morfologici predittivi di mutazione somatica;
  • correlazione genotipo-fenotipo tra presenza di mutazione somatica e risposta terapeutica;
  • organizzazione del percorso clinico-diagnostico delle pazienti sottoposte al test somatico.

Studio delle caratteristiche genetiche ed epigenetiche del carcinoma colon rettale prima e dopo trattamento con terapia anti-angiogenica

Nel carcinoma colon rettale metastatico (mCRC) le resistenze primarie e secondarie rappresentano un rilevante problema clinico, essendo il tasso di ricorrenza dopo intervento chirurgico e terapia sistemica circa del 50%. Molteplici studi preclinici hanno dimostrato che la terapia anti-angiogenica induce la selezione di cellule con un fenotipo altamente glicolitico e che questo si associa allo sviluppo di resistenza. Mediante tecnologie omiche per la valutazione di profilo mutazionale, assetto cromosomico e stato di metilazione del DNA, questo studio ha lo scopo di chiarire se la variazione metabolica conseguente al trattamento sia correlata alla selezione di cloni di cellule tumorali con particolari caratteristiche genetiche o epigenetiche ed identificare quindi marcatori di risposta e/o resistenza per migliorare la gestione clinica dei pazienti.

Caratterizzazione dei profili di mutazioni somatiche nel carcinoma mammario per identificare nuovi marcatori prognostici e/o predittivi

L’altissimo grado di eterogeneità osservato nei carcinomi mammari rende estremamente complicato suddividere le pazienti in sottogruppi clinici ben definiti e, di conseguenza, concepire più efficaci interventi terapeutici. Diverse strategie di classificazione basate sull’espressione dei recettori ER/PR/HER2 e sull’analisi di profili trascrizionali hanno una riconosciuta rilevanza clinica, tuttavia proprio per la loro natura dinamica spesso producono risultati forvianti. Lo studio delle mutazioni somatiche nel DNA tumorale potrebbe essere utile per una migliore stratificazione delle pazienti e per l’identificazione di nuovi marcatori prognostici e/o predittivi. A tale scopo si sono aperte linee di ricerca in collaborazione con i clinici per:

  • valutare la correlazione fra lo stato mutazionale di PIK3CA e la risposta al trattamento adiuvante con Trastuzumab nell’ambito dello studio Trans-SHORTER;
  • identificare e caratterizzare nuovi possibili marcatori molecolari (ad esempio ESR1, HER2, MAP3K1, GATA3 and CDH1).

Uso del DNA circolante e della tecnica NGS (next generation sequencing) nel monitoraggio di pazienti con esofago di Barrett (EB) e adenocarcinoma dell’esofago (EADC)

La presenza di metaplasia intestinale nell’esofago, nota come esofago di Barrett (EB), è considerata una condizione preneoplastica. Attualmente, la stratificazione del rischio neoplastico nei pazienti con EB si basa sulla diagnosi istologica di displasia che, però, presenta un alto grado di variabilità inter- ed intraosservazionale. Stiamo studiando il DNA circolante plasmatico (biopsia liquida) come fonte di marcatori tumorali in pazienti con EB da analizzare con NGS. L’applicazione della biopsia liquida e di NGS verrà estesa anche a casi di EADC, per monitorare la risposta alla terapia e/o la eventuale ricaduta.

Messa a punto di un test per la diagnosi precoce di adenocarcinoma prostatico basato sul dosaggio di acidi nucleici circolanti

L’uso del PSA nella diagnosi precoce di neoplasie prostatiche è inficiato da scarsa sensibilità e specificità. L’identificazione di nuovi biomarcatori che consentano di scoprire la neoplasia in stadio precoce, predire il rischio di metastasi e recidiva dopo prostatectomia potrebbe rivoluzionare la gestione clinica e aumentare la probabilità di guarigione di questi pazienti. A tal fine abbiamo messa a punto una metodica di rilevamento quantitativo di microRNA in campioni di plasma. Abbiamo identificato un pannello di 3 microRNA in grado di evidenziare la presenza di focolai di adenocarcinoma prostatico con specificità molto superiore al PSA. Gli studi in corso sono mirati alla validazione di questi dati su una ampia casistica prospettica e di identificare altri marcatori circolanti (DNA, RNA) in grado di predire la presenza e il decorso clinico della neoplasia.

Papillomavirus (HPV): cancerogenesi, prevenzione e biomarcatori

Gli HPV (tipi ad alto rischio) sono gli agenti causali di alcuni carcinomi, fra cui tutti i carcinomi della cervice uterina (ICC) e una parte dei carcinomi dell’orofaringe (OPSCC). Un’efficace prevenzione del cervicocarcinoma si avvale sia dello screening con test HPV che dei vaccini anti-HPV; di particolare interesse in questo ambito sono lo studio di biomarcatori virali e cellulari (tipizzazione, metilazione, miRNA) per la definizione del rischio di lesioni delle donne con infezione HPV, e i protocolli di screening delle donne vaccinate. Lo studio degli OPSCC HPV-correlati (associazione causale recente) ha come obiettivo definirne la frequenza (anche nel tempo) e le caratteristiche molecolari in relazione all’outcome clinico, per poter personalizzare i trattamenti.

Studio dei marcatori molecolari predittivi di risposta alla targeted therapy nel melanoma metastatico BRAF mutato

Il trattamento terapeutico con inibitori del pathway MAPK nei pazienti affetti da melanoma metastatico BRAF-mutato, ne ha notevolmente migliorato l’outcome clinico in generale. Tuttavia alcuni pazienti manifestano, subito dopo l’inizio della terapia, una resistenza primaria/intrinseca che li rende non responsivi al trattamento. Con l’obiettivo di individuare marcatori molecolari predittivi di risposta, si è iniziato uno studio retrospettivo in cui si valuta il profilo molecolare dei melanomi BRAF mutati in associazione alla risposta alla targeted-therapy. Il profilo molecolare viene determinato dall’analisi di sequenza in geni coinvolti nel pathway di MAPK (c-KIT, NRAS, MEK), di AKT (PIK3CA, AKT, mTOR, PTEN) e di CDKN2A (p16, p14, CDK4) e dalle variazioni nel numero di copie geniche (CNV copy number variations) mediante analisi genome-wide con metodo OncoScan su piattaforma Affymetrix. Lo studio sarà approfondito, ove possibile, con tecniche di sequenziamento next generation a seconda del materiale biologico a disposizione.

Identificazione di nuovi alleli di predisposizione in famiglie con tumore della mammella/ovaio eredo-familiare

Uno dei fattori di rischio più importanti per i carcinomi della mammella e dell’ovaio è rappresentato dalla familiarità per entrambi i tipi di tumore. L’identificazione degli individui geneticamente predisposti e la definizione del loro rischio di malattia costituisce un obiettivo sanitario di primaria importanza poiché permette l’adozione di strategie di riduzione del rischio e/o di diagnosi precoce con un importante impatto sulla mortalità e morbilità associate a queste malattie. L’alterazione costitutiva dei geni BRCA1 e BRCA2 è responsabile di una parte di queste neoplasie. Lo studio di nuovi geni e la definizione dei meccanismi in grado di modulare il rischio di malattia viene attualmente perseguito tramite i seguenti approcci:

  • SNP e varianti selezionati sulla base di una plausibilità biologica o da dati riportati in letteratura e/o derivanti da studi “genome-wide”, vengono genotipizzati in un’ampia casistica di più di 40.000 carrier di mutazione BRCA1/2 identificati nel contesto del consorzio internazionale CIMBA. Gli studi di associazione vengono condotti in relazione a differenti parametri clinico-patologici quali la presenza e il tipo di tumore, l’età di insorgenza della malattia, le caratteristiche isto-patologiche e il tipo di mutazione, al fine di identificare fattori modificatori del rischio di malattia.
  • Famiglie con numerosi casi di tumore della mammella e/o ovaio e non informative al test BRCA vengono selezionate per lo studio di pannelli genici. Lo screening e la selezione delle varianti geniche identificate viene effettuato tramite algoritmi basati sullo studio della segregazione intra-familiare, il confronto con i dati di sequenziamento depositati nei database internazionali, la predizione in silico dell’effetto della variante e la validazione in un campione più ampio di casi e controlli.
  • Lo studio di varianti di sequenza BRCA1/2 di significato ignoto prevede l’utilizzo di modelli multifattoriali per l’integrazione di dati genetici, clinici, patologici e derivati da analisi di laboratorio per arrivare ad una classificazione, secondo le attuali linee guida, in grado di fornire una possibile indicazione all’utilizzo clinico del dato molecolare.

Studio dei fattori genetici predisponenti al melanoma cutaneo

L’eziopatogenesi del melanoma cutaneo è complessa e multifattoriale, con fattori ambientali e genetici coinvolti. Tra i fattori genetici, oltre ai rari geni ad alta penetranza che rendono conto solo del 22% del rischio per questa malattia, numerosi loci polimorfici (SNPs) sono stati dimostrati agire come modificatori del rischio. Inoltre, recenti e numerosi studi hanno dimostrato che la biologia dei telomeri è importante nel melanoma. A seguito del nostro studio in cui abbiamo dimostrato un duplice opposto ruolo della lunghezza dei telomeri sul rischio di malattia a seconda si tratti della forma familiare o sporadica, si intende valutare:

  • l’associazione tra SNPs presenti in geni associati ai telomeri e lunghezza dei telomeri stessi;
  • l’associazione di questi SNPs con il rischio di melanoma analizzando DNA da casi con forma sia familiare che sporadica di malattia. Le analisi vengono condotte su piattaforma per spettrometria di massa MALDI-TOF con chip a DNA.

Lavori pubblicati più significativi 

Terapie innovative

Osservando la lista delle migliori pubblicazioni appare evidente che l’attività di ricerca clinica, soprattutto per la parte dedicata alle sperimentazioni di fase 2 e 3, svolge un ruolo rilevante nell’acquisizione di nuove terapie. I punti di forza dell’Istituto sono relativi alla patologia gastrointestinale, al tumore della mammella e dell’ovaio e al melanoma, ma anche ai tumori del polmone, cerebrali, polmonari ed endocrini.

Questo risultato è stato possibile grazie a una struttura organizzativa che garantisce la rapida presa in carico del paziente, attraverso il coordinamento e la condivisione precoce tra specialisti nel gruppo multidisciplinare. Ciò assicura decisioni appropriate e risposte adeguate, anche nei tempi, rispetto ai bisogni del paziente, in relazione a:

  • scelta del trattamento sulla base di linee guida e PDTA condivisi;
  • utilizzo di protocolli di ricerca e di trattamenti innovativi personalizzati sulla base delle caratteristiche del singolo paziente, prestando attenzione a tutti i suoi bisogni, per ottenere il miglior risultato sul tumore e sulla qualità di vita.

Parimenti fondamentali sono, inoltre, il ruolo dei team infermieristici dedicati all’attività clinica e ai protocolli di ricerca, il ricorso intensivo a programmi di aggiornamento/formazione del personale medico e infermieristico, l’interfacciarsi intenso e proficuo con i nostri esperti di oncologia molecolare.

Lavori pubblicati più significativi

Innovazioni organizzative

L’Istituto Oncologico Veneto ha perseguito la propria vocazione all’innovazione anche attraverso l’uso e l’efficientamento di modelli organizzativi “avanzati”. Oltre agli ambulatori multidisciplinari per praticamente ogni patologia, tra i quali il più importante, se non altro dal punto di vista numerico, è la Breast unit, particolare attenzione è stata posta alla gestione di pazienti complessi e in fase avanzata di malattia, garantita attraverso l’attivazione di ambulatori multidisciplinari dedicati, in particolare l’ambulatorio di cure simultanee, l’ambulatorio di osteo-oncologia e di onco-geriatria, il cui coordinamento organizzativo è stato affidato ad un infermiere con il ruolo di case manager.

Lo IOV è centro hub della Rete Oncologica Veneta (ROV), della quale gli è stato affidato il ruolo di coordinamento; è, inoltre, accreditato come Designated Centres of Integrated Oncology and Palliative Care da ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), per l’integrazione tra le terapie oncologiche e cure palliative (cure simultanee), e Centro italiano di eccellenza di osteo-oncologia.

Un’altra struttura organizzativa importante è quella dedicata alla diagnosi e sorveglianza dei pazienti con rischio ereditario di tumore che, disponendo la contemporanea presenza di genetista, specialista d’organo e psicologo, consente di dare una risposta unitaria ed integrata al bisogno di informazione ed assistenza del paziente portatore di questo rischio. Inoltre, la sorveglianza della patologia è direttamente organizzata dal personale che assolve a funzioni di case manager.

Lo studio dei tumori ereditari rappresenta un’innovazione significativa per il potenziale impatto in clinica della ricerca traslazionale. Lo IOV è uno dei pochi centri in Italia in cui vengono valutati tutti i pazienti a rischio di tumori ereditari per i quali è possibile oggi una diagnosi molecolare (tumori della mammella, dell’ovaio, dell’utero, del colon, del rene, pancreas, melanoma e dell’apparato endocrino).

Lavori pubblicati più significativi