Il carcinoma della tiroide è una neoplasia rara in quanto costituisce il 2% di tutti i tumori. Può presentarsi a tutte le età, con massima incidenza tra i 25 e i 60 anni e con una maggiore prevalenza nel sesso femminile. Nei bambini tali neoplasie sono invece molto rare. La sopravvivenza è molto elevata e, nelle forme differenziate, supera il 90% a 5 anni.

Il carcinoma tiroideo origina nella maggior parte dei casi dalle cellule follicolari, che insieme alle cellule C o parafollicolari compongono il tessuto tiroideo.

A seconda della loro origine i tumori della tiroide si distinguono in:

  • carcinoma papillare: è la forma più frequente di carcinoma differenziato della tiroide (rappresenta circa 80%). Ha solitamente una crescita lenta e può dare metastasi ai linfonodi del collo. Raramente è associato alla diffusione di malattia a distanza.
  • carcinoma follicolare: rappresenta circa il 10-15% dei carcinomi differenziati della tiroide. La forma “minimamente invasiva” è una neoplasia a crescita lenta e solitamente limitata alla tiroide. La forma “estesamente invasiva” è più aggressiva e può dare luogo a metastasi a distanza.
  • carcinoma midollare: origina dalle cellule C o parafollicolari e rappresenta circa il 5-10% di tutti i carcinomi tiroidei. Può manifestarsi sotto forma sporadica (80%) o ereditaria (20%). È tipicamente associato a livelli sierici di calcitonina elevati.
  • carcinoma anaplastico: rappresenta meno dell’1% dei tumori della tiroide ed è particolarmente aggressivo.

I carcinomi papillari, follicolari e midollari sono classificati tra i carcinomi differenziati della tiroide; il carcinoma anaplastico tra i carcinomi indifferenziati.

Fattori di rischio

L’esposizione alle radiazioni rappresenta il principale fattore di rischio accertato per il carcinoma differenziato della tiroide. Il tumore della tiroide è infatti più comune in persone sottoposte a radioterapia sul collo per altre neoplasie o esposte a materiale radioattivo (come avviene nelle esplosioni delle centrali nucleari, come a Cernobyl o Fukushima).

Diagnosi

Il tumore della tiroide può manifestarsi come nodulo tiroideo, riscontrato alla palpazione o all’osservazione, talvolta associato alla presenza di linfonodi ingranditi al collo. Meno del 5% di tutti i noduli della tiroide sono però forme tumorali maligne.

In presenza di noduli tiroidei, possono essere effettuati approfondimenti diagnostici, in particolare:

  • esami del sangue: in particolare esami ematochimici per valutare la funzione della ghiandola tiroidea;
  • ecografia tiroidea: consente di valutare le dimensioni e le caratteristiche ecostrutturali dei noduli in modo da stabilire quali di questi sono sospetti e necessitano di ulteriore approfondimento;
  • agoaspirato con ago sottile: l’esame citologico, frequentemente associato a metodiche diagnostiche di biologia molecolare, delle cellule aspirate dal nodulo sospetto, o da eventuali linfonodi ingrossati, spesso consente di distinguere tra benignità e malignità della lesione;
  • scintigrafia tiroidea: fornisce importanti informazioni sul comportamento funzionale della tiroide e dei noduli tiroidei, in particolare nei casi in cui all’esame citologico il nodulo venga considerato dubbio;
  • test genetici: possono essere indicati nel caso del carcinoma midollare della tiroide, tumore che può avere un andamento familiare ed essere parte di sindromi genetiche quali la sindrome neoplastica endocrina tipo 2 (MEN2);
  • TAC, RMN e PET/CT: consentono la stadiazione del tumore identificando le possibili sedi di diffusione della malattia.

Cura

 

Chirurgia

La chirurgia rappresenta la prima opzione terapeutica in caso di carcinoma della tiroide. La scelta fra lobectomia (asportazione di metà tiroide) e tiroidectomia (asportazione totale) dipende solitamente dalle dimensioni e dal numero dei noduli presenti nella tiroide e dall’esito delle analisi citologiche e di biologia molecolare.

L’asportazione dei linfonodi del compartimento centrale è sempre eseguita in presenza di carcinoma midollare, mentre in presenza di un carcinoma follicolare o papillare è eseguita in presenza di  linfonodi sospetti per metastasi o di dimensioni aumentate.

Trattamenti non chirurgici

Dopo l’intervento di tiroidectomia per carcinoma papillare o follicolare della tiroide il paziente viene valutato per eventuale terapia radiometabolica con iodio 131. Scopo di questo trattamento è distruggere il tessuto tiroideo normale che quasi sempre residua anche dopo una tiroidectomia totale ed eliminare eventuali microfocolai neoplastici presenti all’interno dei residui tiroidei o in altre sedi. Un secondo obiettivo di questa terapia è rendere più efficace il follow-up mediante il dosaggio della tireoglobulina sierica.

La terapia radiometabolica viene eseguita in regime di “ricovero protetto”, in particolari stanze dedicate.

La radioterapia esterna, la chemioterapia e i farmaci inibitori delle Tirosin-Chinasi sono invece indicate solo nel caso di tumori altamente aggressivi, in progressione e/o inoperabili o in quelli caratterizzati da de-differenziazione.

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