Il numero di Dicembre 2016 del Bollettino dell’Ordine dei Medici di Padova è dedicato per intero al tema “OSPEDALE E TERRITORIO: QUALE SVILUPPO, QUALI I MODELLI ASSISTENZIALI NEI PROSSIMI DIECI ANNI?”. Il Presidente dell’OMCEO, Paolo Simioni, ha voluto intervistare tutti gli esponenti della sanità regionale e locale, da Rosario Rizzuto (Rettore dell’Università di Padova) a Domenico Mantoan (Direttore Generale dell’area Sanità e Sociale della Regione Veneto), da Mario Plebani (Presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Padova) a Domenico Scibetta (Direttore Generale ULSS16).
Tra le interviste anche quella a Patrizia Simionato, Direttore Generale dell’Istituto Oncologico Veneto, che fa il punto sulle attività dell’Istituto inserendole all’interno della programmazione sanitaria regionale. Ecco l’intervista nella sua forma integrale:

Dottoressa Simionato, nella nostra regione le persone con pregressa diagnosi di tumore sono (a tutto il 2015) 280.871, con numeri importanti riguardanti il cancro alla mammella (oltre 66mila), alla prostata (41mila) e al colon-retto (circa 39mila soggetti). Le stime indicano che per il solo 2016 il Veneto deve attendersi circa 900 nuove diagnosi di tumori allo stomaco, 4.500 al tratto colon-rettale, 3.300 al polmone, 1.500 melanomi, 4.400 alla mammella, 200 alla cervice uterina, 2.900 alla prostata, per un totale di 16.300 nuove diagnosi nella popolazione femminile e 15.100 nella popolazione maschile. Come arrestare l’avanzata del “Big Killer”?

“L’aumento del numero delle persone con pregressa diagnosi di tumori è funzione dell’aumento della popolazione, più si invecchia più aumenta il rischio di tumore, ma anche del miglioramento dell’efficacia delle cure. Quindi, non sempre cattive notizie. Ovviamente la partita non è facile. I “Big Killers” si combattono con la prevenzione primaria, che vuol dire assumere un comportamento virtuoso ad esempio nei confronti di quello stile di vita che ormai è diffuso e predominante nei Paesi Occidentali, ma anche con la campagna di vaccinazione per il papilloma virus e per epatite B. Poi con la prevenzione secondaria, cioè gli screening oncologici (il Veneto su questo sta insegnando alle altre regioni), con più diagnosi precoce nei soggetti a maggior rischio, ad esempio quelli a rischio ereditario di tumore e infine con la maggiore efficienza ed efficacia delle cure con la medicina di precisone, che vuol dire la cura giusta per il paziente giusto nel momento giusto e per il tempo giusto. Questo perché ogni paziente è diverso dal punto di vista oncologico e la cura va ritagliata “su misura”. Medicina di precisione non è solo analisi molecolare, è anche considerare con grande attenzione le caratteristiche psicologiche e sociali dell’individuo e l’impatto che su queste ha la diagnosi e la cura del cancro. Insomma, il massimo sforzo per curare l’individuo nella sua interezza e specificità”.

In Veneto dunque ci si ammala di più di tumore, ma si guarisce anche di più: a cosa si deve dire grazie?

“Prima di tutto direi che occorre dire grazie al sistema sanitario del Veneto, che è il migliore d’Italia, come è stato dimostrato sulla base di indicatori oggettivi dal Rapporto del CREA dell’Università di Tor Vergata. In questo scenario regionale virtuoso, certamente anche l’Istituto Oncologico Veneto ha fatto la sua parte: nato dieci anni fa, ha sviluppato eccellenze cliniche, di ricerca e di assistenza, contribuendo in modo concreto e reale alla battaglia contro le neoplasie nella nostra regione. E quello dello IOV è poi un contributo riconosciuto sul piano internazionale, dove l’Istituto interpreta un ruolo di grande importanza proprio nell’ambito della ricerca”.

Lei ha toccato un tema cruciale: qual è l’importanza della ricerca oggi in ambito oncologico?

“La ricerca è stata formidabile per guidare un processo di trasformazione che negli ultimi anni è diventato una vera e propria rivoluzione: basta ricordare l’introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare e più recentemente dei farmaci immunologici, in grado di mettere il sistema immunitario in condizione di riconoscere ed aggredire il tumore spesso in sinergia con le cure più tradizionali, radio e chemioterapia. Oltre ai trattamenti innovativi anche la clinica è molto evoluta ed ora tutte le decisioni più importanti sono comunicate al paziente dopo una discussione multidisciplinare dove entrano in gioco tutte le competenze, dal biologo molecolare al chirurgo. La chiave del successo è fare andare a braccetto ricerca e assistenza, che è il vero compito dello IOV”.

Quali sono, secondo la sua esperienza, i modelli cui il mondo della prevenzione, della diagnosi e della cura oncologica dovrà ispirarsi nei prossimi 10 anni?

“Se continua l’attuale tendenza, tra 10 anni l’oncologia sarà completamente trasformata, ma in questa trasformazione la grande sfida sarà quella di coniugare tecnologia con umanizzazione”.

Dal punto di vista degli screening il Veneto è tra le regioni più virtuose, ma rimane scoperta in tutta Italia una certa quota di popolazione, soprattutto per il tumore del colon e del retto: tutto ciò indica la necessità di proseguire nell’informazione alla popolazione sulla importanza della prevenzione primaria e della diagnosi precoce di questo tipo di tumore che è la seconda causa di morte sia negli uomini che nelle donne?

“L’Istituto Oncologico Veneto sta molto lavorando sul piano della comunicazione, non solo attraverso i canali tradizionali, ma anche con uso intenso dei social media. A giorni sarà presentato il nuovo sito IOV (l’intervista è stata rilasciata prima del 10 novembre, data di pubblicazione online del nuovo sito web, nrd), che sarà molto orientato al paziente e dove si potranno trovare numerosi videoclips dedicati alla prevenzione, alla cura e alla diagnosi delle principali neoplasie. Oltre a questo è stato istituito un gruppo di volontari, per l’informazione al paziente, quello che gli anglosassoni chiamano “patients education”, con la produzione di opuscoli informativi, guide per una navigazione internet corretta, videoclips e altro ancora. C’è anche un progetto per una biblioteca dei pazienti e per una nuova APP. Quindi anche per questo aspetto stiamo coniugando tradizione ed innovazione”.

Diminuisce la mortalità per cancro, a testimonianza che i programmi di screening e diagnosi precoce, congiunti al miglioramento dei trattamenti chirurgici, chemioterapici e radioterapici, aumentano le speranze di vita dei pazienti con diagnosi di tumore. In che modo incentivare ulteriormente queste buone pratiche?

“Mantenendo ferma la barra del timone verso l’innovazione e con un sodalizio sempre più stretto tra ricerca e assistenza. Per questo vogliamo sempre ricordare l’importanza del 5×1000, che è per l’Istituto un sostegno importantissimo: i cittadini devono sempre sapere che con un semplice gesto aiutano concretamente la ricerca. E il cancro si batte solo così: facendo tutti la propria utilissima parte”.